EDIZIONE 2017

Il Festival Quartieri dell’Arte inizia nel 2017, in occasione della sua XXI edizione, un nuovo ciclo tematico denominato “Ricostruzione di una Città” che terminerà nel 2020. “Ricostruzione” sarà una celebrazione transnazionale e intergenerazionale di Viterbo e dei geni creativi che l’hanno abitata attraverso i secoli e si concentrerà soprattutto sui tratti storici e identitari della Città colpiti da damnatio memoriae.

Saranno realizzati progetti dal deciso taglio contemporaneo su figure come Michelangelo Buonarroti, Vittoria Colonna, Cecco del Caravaggio, Salvator Rosa, Giacomo Leopardi.

Nel 500° anniversario dalla Riforma protestante, nel 2017, saranno realizzati progetti su alcuni importanti esponenti della cosiddetta “ecclesia viterbiensis” come Egidio Antonini (maestro di Martin Lutero e consulente iconografico di Michelangelo e Raffaello) e Reginald Pole.

Saranno inoltre celebrati i rapporti di Viterbo con Napoli, Londra, la Toscana, l’area lombardo-veneta e la Germania a partire dal XV secolo. Ma “Ricostruzione di una Città” sarà anche l’occasione per proporre attraverso progetti teatrali, riflessioni e pratiche estetiche e politiche dai tratti marcatamente innovativi, con partner provenienti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo.

Quest’anno si inaugura una rilevante collaborazione su iniziative dal forte carattere transdisciplinare con l‘Accademia Nazionale di San Luca.

Tra le prestigiose presenze di questa edizione Fabrizio Arcuri, Ugo Bentivegna, Carla Chiarelli, Enzo Cosimi, Giorgio Barberio Corsetti, Lorenzo d’Amico de Carvalho, Concita De Gregorio, Giulio Forges Davanzati, Liliana Garcia Sosa, Gian Marco Montesano, Monica Nappo, Luigi Ontani, Silvio Peroni, Anna Romano, Peter Stein, Massimiliano Vado le Compagnie Angius/Festa, Accademia degli Artefatti, Ludwig, Teatro Stabile di Napoli, Cie Twain, Florian Metateatro, Fattore K, Polifemo, Nutrimenti Terrestri e alcune delle voci più interessanti della drammaturgia contemporanea italiana, europea e mondiale come Duccio Camerini, Anne Riitta Ciccone, Chris Goode, Laura Grimaldi, Giorgio Nisini, Aldo Nove, Pier Lorenzo Pisano, Laurent Plumhans, Raven Rüell, Benedetto Sicca, Rafael Spregelburd, Daniella Lillo Traverso, Yasen Vasilev, Gianni Vastarella.

Forteresse e il Teatro Reale di Zetski Dom sono i due partner ospiti del Festival nell’ambito del progetto di drammaturgia collettiva e polivocale EU Collective Plays! co-finanziato dal Programma Creative Europe dell’Unione Europea, che continua a sviluppare il processo di creazione delle 9 grandi opere collettive e polivocali che saranno visibili in varie località europee nel 2018.

Una sezione speciale del Festival esplorerà la visione della cultura tedesca riformata dell’Italia e del Rinascimento attraverso l’opera di Schiller. E’ in questo contesto che si colloca, assieme a una messa in scena della raramente rappresentata “Fiesco” e a un progetto di drammaturgia contemporanea che lega la poesia di Schiller e di Sannazzaro alla pittura di Massimo Rao, l’ospitalità di una versione site-specific della “Maria Stuarda” a Vitorchiano prodotta dal Teatro Due di Roma, con la regia di Marco Lucchesi e le interpretazioni degli allievi provenienti dalla Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma affiancati e sostenuti da Daniela Giordano e Viola Graziosi. Una messa in scena che assume la forma di un community project grazie al consistente apporto dell’Associazione Ianus, del Comune di Vitorchiano e delle molte sue vivaci realtà.

Se in occasione dello scorso ciclo abbiamo associato la grande spettacolarità all’invisibile, mostrando il potere della festa teatrale ma anche il processo creativo necessario a farla, con “Ricostruzione di una Città” ci concentreremo sui processi che rendono un evento site-responsive oltre che site-specific. Solo per fare un esempio in “Michelangelo Entangled”, spettacolo teatrale che si interseca con i mezzi del participatory museum, del social museum, del film e della performance-installazione, l’associazione di uno scheletro di plot-points con l’improvvisazione genera una curiosa latitudine espressiva che permette ai performer di raccontare storie su o anche di fare vaghi cenni a dettagli o scelte di vestiario o accessori dei visitatori/spettatori, ricorrendo a una strategia che allo stesso tempo allarga e mette in crisi il concetto di museo.

Ma è anche chiaro che agendo su un territorio che ha da poco recuperato il suo principale edificio teatrale, dovremo anche lavorare in direzione di una coscienza della vita e della pratica di palcoscenico per il pubblico giovane e per chi, all’interno di quel pubblico, vuole avvicinarsi all’arte del teatro.

Alle Istituzioni che da molti anni ci sostengono diciamo grazie, invitandole anche a reagire con noi al cliché per il quale se le risorse mancano l’immaginazione e la creatività possono sopperire, perché, come amiamo ripetere da anni in una strenua difesa del processo creativo, l’immaginazione e la creatività hanno un costo che va sostenuto.

Gian Maria Cervo